Rifugio di Rivarolo Canavese

Il Canile di Rivarolo venne costruito diciassette anni fa per iniziativa del sindaco di allora, Edoardo Gaetano, il quale sentiva la necessità di occuparsi dei randagi presenti nella cittadina, creando per loro uno spazio in cui essere accolti in vista del successivo trasferimento nel Rifugio di Caluso. All’inizio infatti la struttura rivarolese venne concepita come canile sanitario, destinato quindi al ricovero temporaneo di tutti quei cani trovati a vagare per strada: se entro 10 giorni l’animale non veniva reclamato dal proprietario, una volta fatti i dovuti controlli sanitari ed iscritto all’anagrafe canina si procedeva al suo spostamento in un rifugio, in questo caso a Caluso, dove sarebbe diventato a tutti gli effetti adottabile. Era il 1997 e il Canile di Rivarolo, atto ad ospitare un massimo di 10 cani, nacque sottoforma di 2 box e un container collocati in un terreno acquistato dal Comune, lungo il cui perimetro correva una recinzione di rete plastificata.

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Nippi

 

Mentre in principio erano i cantonieri a portare il cibo ai piccoli ospiti, verso la fine degli anni ’90 iniziò ad occuparsene Piera Taricco, una volontaria del Canile di Caluso che ancora adesso dedica loro tutto il suo tempo libero e se ne prende cura amorevolmente. Nel frattempo il Comune di Rivarolo rese il proprio canile disponibile a tutti i 108 comuni dell’ex  ASL 9, fra di essi aderirono 27 paesi della zona, oltre a Banchette d’Ivrea. E’ allora che venne stipulata una convenzione decennale per la gestione della struttura con la Lega Nazionale per la Difesa del Cane, sodalizio più volte rinnovato che dal 2000 continua ininterrottamente a tutt’oggi. In seguito al convenzionamento con la LNDC diventò responsabile del canile Luciano Sardino, presidente della sezione eporediese, mentre Piera Taricco assunse il ruolo di direttrice: vennero apportate le prime migliorie, a cominciare dal rafforzamento della recinzione perimetrale con una rete più robusta sistemata anche orizzontalmente sul terreno, per evitare che le bestiole potessero scavare vie di fuga.

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Lella

Nel giro di qualche anno il numero dei trovatelli accolti all’interno del complesso aumentò sensibilmente, al punto che nel 2004 si rese necessario un ampliamento, il quale si concretizzò nella costruzione di 10 box e di un locale in cui disporre di acqua calda e poter cucinare, nonché nella suddivisione dello spazio esterno in 2 cortili separati da un reticolato. Il complesso diventò quindi Canile Municipale, predisposto ad accogliere 50 cani, e di conseguenza il lavoro per accudirli tutti nel migliore dei modi crebbe. Fortunatamente nella zona si cominciò a parlare di questa piccola realtà e arrivarono così i primi volontari, preziosissimi aiuti come Giusy Costanzo, Ausilia Pomatto e Fiorella Perono, che per qualche anno si alternarono sostituendo Piera quando era al lavoro, occupandosi della pulizia dei box e della distribuzione della pappa, compito svolto poi da Sabrina Ferro. Poco dopo si aggiunse anche Luisa Sacco, che all’inizio si recava saltuariamente in Via Ciconio per coccolare i quattro zampe, finché non ebbe l’idea di portarli a spasso nella campagna circostante, coinvolgendo in questa impresa anche Marina Gaspardino: nacque così la “prassi” delle passeggiate, a cui aderirono più tardi anche Iva Ferraris, Assunta Aiello, Elena Baudino, Marco e Stefania Querio, e in tempi recenti anche Ivan Faccio, Suela Sukaj, Enrica Topuntoli, Emiliano Stefanelli e Sara Ponziano. Per far fronte al gran lavoro diventò necessario assumere un operatore e nel 2008 Paola Taricco fu la prima a ricoprire quest’incarico, che portò avanti con passione fino alla sua improvvisa scomparsa.

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Dylan

Con il passare del tempo e l’affluenza sempre maggiore di cani smarriti o abbandonati occorse un ulteriore ampliamento, reso possibile grazie ad un finanziamento del dipartimento di sanità pubblica veterinaria del Ministero della Salute. I lavori del 2011 videro l’ulteriore suddivisione dell’area esterna in modo da creare un terzo cortile, separato dal secondo mediante una doppia rete di protezione che definì un piccolo corridoio, mentre all’interno del nuovo cortile furono costruiti altri 10 box. Inoltre, la riorganizzazione del presidio fece sì che il Canile di Rivarolo da semplice canile sanitario diventasse anche rifugio, adatto perciò ad ospitare a tempo indeterminato gli animali senza dimora.

Con lo scadere della convenzione con la LNDC, l’amministrazione comunale decise di indire un bando per trovare un nuovo gestore del Rifugio di Rivarolo. In quest’occasione ci fu una straordinaria mobilitazione di volontari e cittadinanza, che attraverso una petizione chiesero la conferma della gestione della Lega Nazionale per la Difesa del Cane: 5000 firme che dimostrarono l’affetto e la considerazione nutriti dalla gente nei confronti di questa organizzazione e dei suoi membri operanti nel territorio.

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Nera

Allo stato attuale si occupano dei cani la direttrice, 2 operatrici e un gruppo di volontari, ma c’è ancora parecchio da fare e abbiamo bisogno di una mano, in termini di nuovi volontari e anche di donazioni, dal momento che sono sempre numerosi i lavori di manutenzione indispensabili e le spese veterinarie da affrontare. Rispetto al piccolo gruppo di box degli albori, il Canile di Rivarolo è oggi una struttura più complessa e altrettanto affollata. Degli ospiti presenti fin dal principio di questa avventura, ci sono ancora a tenerci compagnia Nippi, Lella, Nera e Dylan. Anche se di carezze e affetto ne ricevono in abbondanza, a loro e a tutti gli altri amici a quattro zampe vorremmo poter dare davvero tutto quello di cui hanno bisogno, come del resto si meriterebbe ogni cane, impegnandoci a procurargli anche ciò che gli manca più di ogni altra cosa: una casa tutta loro e una famiglia che li ami e li tenga con sé, questa volta per sempre.

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